martedì 10 maggio 2011

La Città invisibile "sparita" - Città Vissute - Marano & Riviello - work in progress, 1978 (1a serie) - Dal 1991 (2a serie) -

La Città invisibile "sparita" -  Città Vissute - Le Piazze - Marano & Riviello - work in progress, 1978 (1a serie) - Dal 1991 (2a serie) -Marano & Riviello



CITTA’  DI  CAMPAGNA (SA)

(Quando la "Pittura" incontra la "Letteratura")


Appunti per un diario visivo:

da fotografie scattate prima del sisma del
23-11-1980 e durante la  fase di ricostruzione
 lungo tutto gli anni 80 e inizio anni 90
(prima della ruspa selvaggia)

Dalla serie  Opere Minime
 “La Città Invisibile Sparita”
Città di Campagna:
Operazione D.O.P. “Cartolina &Bomboniera”
L’Opera sarà completa, nel momento in cui le immagini

raggiungeranno il totale di n.101 (a numeri arabi) più
 n. 20 (a numeri romani), a partire dall’anno 1991 (2a serie)


 Libro-Cartolina d’Artista a firma di “Marano & Riviello” (in progetto)

(tomo 1 - in n. 1.000 copie di cui n. 150
timbrate, numerate e firmate a mano dall’autore  

L’OPERA


 Il titolo ci riporta automaticamente al famoso libro di Italo Calvino ("Le Città invisibili"), con la differenza che le sue città sono città inventate, fantastiche, mentre questa città di cui viene fatto un ritratto, è una città reale, invisibile all'occhio umano dei viandanti, perché nascosta in una gola dei Monti Picentini, dove l'orizzonte bisogna cercarlo guardando in alto sulle cime delle montagne, e dove la luce del sole, all'improvviso, arriva dolcemente calata dall'alto, creando giochi di luce unici e imprevedibili . L'opera, ha una doppia lettura: da un lato l'introspezione delle immagini, dipinte non in modo naturalistico, come appare in superficie, ma idealistico, con un'atmosfera quasi irreale, "metafisica", che nascondono conflitti, tensioni, rabbie non sopite, nostalgie, affetti, sogni… legati alla propria città, alla propria terra, nel desiderio viscerale di vederla riqualificata a dimensione uomo . Dall'altra il "congelamento" delle stesse, mediante la riproduzione fotografica che va a ribaltare l'aspetto precedente, "oggettualizzandole", fino a farle diventare"libri souvenir" e "cartoline" per turisti, e "bomboniere” per matrimoni, battesimi, comunioni, cresime, compleanni.  In una duplice veste, dove le immagini , si trasformano, da un lato in "oggetti di consumo", e dall'altro, in una sorta di "ex voto" a "ricordo imperituro", le quali, come scrive Maria Roccasalva, parlando di un "vecchio lavoro (fotografico e di installazione oggettuale) autobiografico dell’artista "...dovrebbero porsi solo come interpretazione e riflessione".  Le tele sono firmate da Marano e le foto da Riviello: “Marano & Riviello”. In realtà è lo stesso autore che  narrando, gioca con ironia ed autoironia a "nascondino", con il proprio nome e soprannome, come per esorcizzare una serie di luoghi comuni, da cui (pare) non riesce a "liberarsi".
(A. R. M. Campagna, ottobre 1993-1995)


NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Maria Roccasalva Di Domenico -  dalla mostra "Due o tre angoli di casa" - Galleria Taide Spazio Per - Salerno - Paese Sera, Venerdì 6 marzo 1981
(2) Anna-Carola Kraube - Storia della Pittura - Edizioni Koneman - Colonia 1995



« Anche le città credono d'essere opera della mente o del caso, ma né l'una né l'altro bastano a tener su le loro mura. D'una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. » 
(Marco Polo)






n.b. testo integrale (come nelle due pagine) per una mostra tenuta nel 1991

CIVICO MUSEO CAMPAGNA - CENTRO ARTE GIORDANO BRUNO - ITALIA NOSTRA

La Chiena 1991 anno IX post-sisma
Nell'ambito delle anticipazioni europee del
Festival Internazionale dell'Acqua 1992
Premio Giordano Bruno - sez. Pittura

MARANO
presenta:
"CAMPAGNA. CARTOLINA 91 - 1a serie"

a cura di Angelo Riviello
15 agosto / 15 settembre 1991
C.so Umberto 1° n. 130 - Campagna (SA)

UN SOGNO IRREALIZZABILE

   E' la seconda volta che il pittore Marano dedica una sua mostra alla sua città. La prima risale al 1978, quando giunse da Milano, con l'intenzione di fotografare Campagna in ogni suo angolo, come se fosse stato guidato da un sogno premonitore: due anni dopo, nel 1980 ci fu il terremoto. La mostra aveva per titolo "CAMPAGNA". Questa del 1991, dopo tredici anni, si presenta con il titolo emblematico "CAMPAGNA: CARTOLINA 91o - 1a serie", titolo scaturito da un'idea progettuale del sottoscritto (che ha trovato in Marano la sua piena disponibilità e collaborazione), e al tempo stesso da una triste e amara ironia che ci accomuna, sulla constatazione che la propria città "la nostra città" è stata vittima non del terremoto in quanto tale, che ha fatto solo la sua parte, ma soprattutto della ruspa selvaggia voluta dall'uomo.

   Il primo aspetto che risalta in queste tele di Marano è l'introspezione, che da anima e corpo alle cose ed agli aspetti più nascosti, espressa tecnicamente con estrema semplicità, attraverso una stesura di pochi colori su piani costruiti pazientemente e scanditi con ritmi ben precisi, nell'interpretazione sofisticata e soggettiva, quasi fedele, delle immagini proposte, dipinte non in modo naturalistico, come può sembrare a prima vista, ma idealistico, come per concretizzare sullo spazio ristretto e oggettuale della tela, un sogno irrealizzabile. Contraddizione, quindi, solo apparente, ma in perfetta sintonia e coerenza con un suo modo di essere e di porsi in questo specifico. Il rapporto Arte - Fotografia, ci riporta a Francesco Paolo Michetti pittore, quando a cavallo di secolo, utilizzava inizialmente la fotografia per le sue pitture, come uno strumento al servizio dell'Arte. Nell'aspetto esteriore, documentario - antropologico, ricorda in parte certi pittori paesaggisti della fine 600 e del 700, come il Canaletto, il Bellotto, il Guardi, Lorrain, etc., quando attraverso le loro tele cercavano di documentare la città e il costume della propria epoca riportato nei paesaggi urbani. Gli effetti di luce, ottenuti con accurati contrasti di chiaroscuro, ci riportano quasi a Daumier (800 francese). Nell'atmosfera misteriosa, che rappresenta la componente basilare del suo lavoro pittorico, guarda invece con fine eleganza a Boecklin (fine 800) e al pittore americano Edward Hopper (900), ma soprattutto (come già nel 1978), si ricorda della lezione del grande De Chirico metafisico, il pittore delle Piazze d'Italia, atmosfera accentuata dall'assenza assoluta dell'uomo e del suo benessere (la macchina), non perché Marano non predilige la figura umana, ma è per motivi stilistici e contenutistici che in questi 
quadri non c'è, e non ci deve essere, per fare risaltare maggiormente il significato (la città e la sua atmosfera) e il significante (la tecnica pittorica).

   Sogno irrealizzabile, quindi, che da un senso di attesa e di mistero al ritratto urbano della città, in questo caso della sua città (la mia città), dai luoghi reali e riconoscibili, anche ae in parte scomparsi, impregnati di una luce magnetica che attrae e incuriosisce il visitatore, rappresentata inn una dimensione senza tempo apparentemente vuota, dove "la Chiena", I Fucanoli, I funerali, I matrimoni, le Feste e le Processioni religiose, e altri eventi di costume locale, vanno solo immaginati: Campagna, città "invisibile", a struttura medievale atipica, affossata tra le mura di cinta naturali di una vallata dei Monti Picentini, tra i fiumi Atri e Tenza, con conseguente sviluppo urbanistico (e rifacimenti) rinascimentale, barocco e neoclassico, toccata in più parti dalla lunga mano della ricostruzione ex novo a seguito del sisma del 23 novembre 1980, luoghi della memoria individuale e collettiva, resi oggi quasi irriconoscibili dall'uomo. Una città che ha visto la presenza di Giordano Bruno e Juan Caramuel y Lobckowitz, in attesa di una rivendicazione e di una ricollocazione, in attesa di essere risarcita nei danni morali e materiali, rendendole giustizia e omaggio con l'Arte, quell'Arte che è mancata, per arroganza, gelosia e incapacità degli uomini, soprattutto dell'uomo di potere pubblico e del mondo occulto locale (in pianta stabile) che hanno fatto a gara, come il gatto e la volpe, di comune accordo a temporeggiare sui problemi e a boicottare quei pochi progetti e indicazioni serie (Museo, Arredo Urbano, inviti e segnalazioni continue a rispettare i vincoli del P.d. R. n. 2), per crearsi una pessima immagine, patetica e vergognosa, spendendo decine e decine di miliardi, con il risultato di aver distrutto l'aspetto storico - artistico e culturale di una città, con il contributo concreto e tecnico, determinante nei fatti, degli "eroi" della ricostruzione, avallati da uno Stato Italiano che non c'è e che non c'è mai stato (in Italia), se non sotto forma di un assistenzialismo quotidiano, squallido, deprimente e ricattatorio.

     Tutto questo Marano lo sa molto bene, ed è anche per queste ultime conferme, che nelle proprie tele, in cui appare Campagna, non tollera la presenza umana, di quell'uomo che è vittima di una propria incapacità ad avere un rapporto responsabile, equilibrato, di armonia  e di amore con la natura, con l'ambiente, con le opere d'arte e documentarie, ma soprattutto con se stesso e con il proprio habitat, la cultura del vicolo, in cui è nato, ha vissuto e vive nel bene e nel male, con i propri ricordi, con i propri affetti, con in propri cari, per cui non dovrebbe esistere cifra di denaro che possa comprare tutto ciò...E invece le scelte consequenziali del terremoto, demagogiche e clientelari, con l'arrivo di ingenti cifre di denaro pubblico hanno cancellato ogni cosa, di quell'uomo che è stato, ed è incapace di capire l'antico, e che è stato, ed è incapace di capire il moderno e i problemi reali della città e del territorio, per dare a queste due risorse una collocazione di economia turistica.

    A Marano, figura eroica di moderno Don Chisciotte, mi dispiace dirlo, non resta altro che "consolarsi", crogiolandosi con le proprie tele, su cui rappresntare la "sua" Campagna, quella Campagna che non ritornerà più, per illudersi illudersi di continuare a toccarla, a vederla, a viverla, a conoscerla profondamente, quasi rasentando la "necrofilia e il "feticismo", di assaporarla e sentirne gli umori e gli odori, soprattutto quelli inrenti alla sua umidità, che la caratterizzano e la contraddistinguono dagli altri centri cosiddetti "minori", e cercare di cogliere quegli aspetti (pochi) che si sono creati  casualmente nei nuovi innesti del tessuto urbano, e continuare così a sognare un sogno irrealizzabile, per proseguire comunque un viaggio, sulla documentazione della propria città, con un proprio stile personale, , dandole sempre e comunque, quell'aspetto misterioso e di attesa, in una dimensione evocativa atemporale, che che non si può distruggere, magari divertendosi di aggiungere nuovi elementi creativi e simbolici che vadano a completare una "sua" ricostruzione, quella ricostruzione che sul piano morale, legale e artistico è mancata, perché è così che Marano ha sempre visto e vorrebbe vedere Campagna, e chi lo conosce, lo sa molto bene. 

   Ed è così che vorrebbe farla vedere agli altri, nelle proprie autonomie personali, per una sua forma di altruismo (opinabile). Ma queste sono menzogne, e "l'Arte" è la più bella delle menzogne", come affermava Claude Debussy...e spesso, ahimè! non fa i conti con la realtà, ed ecco, che in aiuto del pittore Marano, arriva l'artista Angelo Riviello (il sottoscritto) per farlo aggrappare all'unica all'unica e ultima arma di difesa che gli è rimasta: l'ironia e l'autoironia, proponendogli proponendogli, come unico aggancio con la realtà consumistica, condizionante, un progetto di "stampa in cartolina" dei suoi quadri, realizzati nelle misure standard, commerciali, di 50x70 e 70x100 cm., dipinti appunti come una bella "cartolina ricordo" (anche se personalizzata), da vendere ai negozianti a prezzi popolari e da regalare agli eventuali acquirenti della propria produzione, riportando sul retro il loro nome e cognome e il luogo di residenza, il nome dell'artista e il titolo "Campagna Cartolina 91 - 1a serie" , per completare una prima fase dell'operazione, che andrà a sfociare poi in una grande mostra, in cui si esporranno le foto originali, i dipinti originali, e le foto dei dipinti originali riprodotti, stampati a cartoline, nel formato usuale 10x15 cm. 

   E' evidente che la stampa di un quadro avverrà nel momento in cui questi troverà un acquirente.
Angelo Riviello Moscato, 1991


Racconto


LA CITTA’ INVISIBILE SPARITA - Marano & Riviello


"Campaniae Civitas" era l'antico nome della città, prima che diventasse..."Campagna".
- (1) - Una città senza uscite, come rappresentata alla fine di uno scacco. Una città nascosta a se stessa, con la faccia velata e inconosciuta, dove - (2) - l'umido è l'elemento principe e incontrastato che attraversa le case come gli uomini, conservando come impalpabile additivo, odori di mosto, rosmarino, conserva e mirto - . La città del "Fuoco" e dell'"Acqua", la città dell'"Olio", la città della “predica” di San Bernardino da Siena…la città "Esorcista" dell'Abate Antonino.
Città Magica e Oscura - (3) - in cui aleggiano ancora gli spiriti liberi, del domenicano ermetico ed "eretico" Bruno, dello storico Capaccio, del cistercense benedettino eclettico ed "ellittico" Caramuel - del nobile Guerriero, del "trasgressivo", "provocatore" ed "erotico" Romano...Da Città roccaforte dei  “famigerati briganti” nostri eroi, a Città rifugio dei tanti ebrei inviati da Palatucci, da Fiume, allo zio vescovo dell'Arcidiocesi Campagnese.
Fu Alan, a ricordarmi nel 1985, camminando con me - (4) - lungo il fiume Tenza, fra le gole delle montagne circostanti - che il 23 novembre 1980 - (4) - la terra tremò e si scosse - . Solo allora mi accorsi che la "Città Invisibile", la mia città, era sparita.
(A. R. M. Roma., maggio 1993)

NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Rino Mele - "Il Convento di Giordano Bruno" - Libro/Catalogo " 'A Chiena-Kermesse Nazionale d'Arte Contemporanea" - Ediz. Civico Museo Campagna - Campagna 1985 - Stampa Boccia1987
(2) Gelsomino D'Ambrosio - Libro/Scheda - "Campagna" -  Editrice Coop. S.C.R.L. Campo  - Salerno 1985 - Ristampa Ediz. 10/17 - Salerno 1996
(3) Angelo Riviello - "Accidenti a Colombo!" - Libro/Catalogo "'A Chiena-Kermesse Nazionale d'Arte Contemporanea" - Ediz. Civico Museo Campagna - Campagna 1985 - Stampa Boccia 1987
(4) Alan Frenkiel - "Tra le gole di Campagna" - Libro/Catalogo "'A Chiena-Kermesse Nazionale d'Arte Contemporanea" - Ediz. Civico Museo Campagna - Campagna 1985 - Stampa Boccia 1987


Proprietà privata, 1991

Proprietà privata, 1991
Proprietà dell'artista, 1993/94
Proprietà privata, 1991
Proprietà privata, 1992
Proprietà privata, 1995
Proprietà privata, 1994
Proprietà privata, 1995
Proprietà privata, 1991
Proprietà privata, 1991
Proprietà privata, 1991
Proprietà privata, 1991
Proprietà privata, 1991
Proprietà privata, 1992
Proprietà privata, 1993
Proprietà privata, 1992
Proprietà privata, 1995
Proprietà privata, 1991
Proprietà privata, 1991
Proprietà privata, 1992
Proprietà privata, 1993
Proprietà privata, 1991
Proprietà privata, 1994
Proprietà privata, 1991
Proprietà dell'artista, 1993
Proprietà dell'artista, 1993
Proprietà dell'artista, 2003/2015
Proprietà dell'artista, 2003/2015


Proprietà dell'artista, 2016
Largo Maddalena, 2015
Ex convento dei cappuccini, 2015







giovedì 28 aprile 2011

Anni 90



performance/teatro
INTERVALLO 
DONKEYS  ON  HOLIDAYS
"Questo non è un asino" 1991

Nel 1991, sul palcoscenico del teatrino di Piazza Teatro, della Città di Campagna, nell’ambito della  7^ Rassegna dell’Acqua (9° anno di recupero della Chiena), abbinata quell’anno, in via sperimentale (per un’ennesima assenza di fondi) al "7^ Festival Teatro Ragazzi Itinerante", presentai una Performance dal titolo  “magrittiano”, “Intervallo: Questo non è un Asino”. La Piazza Teatro era stracolma di gente di ogni età. Dai cinque ingressi, che dal Corso Umberto 1° ti portano in detto luogo, non si poteva camminare.

Un Omaggio a quattro Asini veri, tra la gioia dei bambini, di quel mondo antropologico contadino scomparso, che interpretavano loro stessi, con voci di attori fuori campo, che ponevano degli interrogativi al pubblico, coinvolgendoli nel coro delle voci a recitare, alla stessa tregua di un rosario, la loro definizione di “Asini”, presa dal vocabolario Palazzi, della lingua italiana. Qualcuno...della classe dirigente dominante, molto pieno di sé (il Sindaco dell'allora Amministrazione Comunale), appartenente, purtroppo, ad un partito presente  in ogni Ente pubblico, provinciale, regionale e nazionale, tentò di fare una querela nei miei confronti. Ma ahimé! Mancavano gli estremi: si parlava solo di "Asini"...di semplici, umili e onesti asini, in via di estinzione nell'uso di animali da soma, nel mondo contadino, ormai oggi, quasi definitivamente scomparso.

Da alcune persone accorte,  forse appassionati di arte e di Teatro, che vennero appositamente da fuori, per vedere lo spettacolo (soprattutto da Napoli e da Salerno), fu definito "Teatro d'Avanguardia". Gli adulti campagnesi, brava gente ma provinciale nell’animo e nei comportamenti, in gran parte, restarono delusi, perché pensavano di trovare Asini che volavano o che saltavano nei cerchi di fuoco, come al Circo Equestre di Moira Orfei o di Darix Togni, e piano piano, lasciavano la piazza,  convinti di essere stati raggirati. La gioia più grande fu che tutti i bambini, i ragazzi e le persone accorte, si divertirono un mondo e restarono fino all'ultimo atto. La cosa più importante per l'autore (il sottoscritto), fu, di rendere comunque omaggio, all'intelligenza, alla dignità e all'umiltà dell'Asino...quando capisce che il suo ruolo è quello di fare l'Asino, e di constatare, che dal mondo infantile, spesse volte, il mondo adulto (che dimentica spesso di aver avuto un'infanzia ) ha da imparare molte cose.

Peccato che quel Palcoscenico non si trovasse in ambiti più ampi e cosmopoliti. All'epoca, come performance di un artista che sconfinava nello specifico teatrale, sognavo, come luogo in cui consumare "tale delitto", il San Carlo di Napoli, la Scala di Milano (mi andava bene, anche il Salone Pier Lombardo), o il Teatro dell'Opera di Roma (mi andava bene anche il Teatro Eliseo, vicino alla Quadriennale): Pura Utopia!?!

Non per avere un successo, ci mancherebbe altro, ma per avere almeno le stesse reazioni: spiazzare letteralmente il pubblico adulto, abituato alla routine dei soliti spettacoli, che si tengono in questi Santuari della Cultura ufficiale Italiana.

Di questa Performance/Teatro, tenuta nel 1991, a Campagna, restano solo poche fotografie (del prima e durante lo spettacolo) e una ripresa video di un dilettante "scoordinato". 

La mia intenzione è stata quella di "invitare" un certo numero di Asini, sul palcoscenico  di un Festival, per rendere loro un omaggio, per offrire loro una vacanza, un'esposizione per riflettere, per meditare. Una saga. Una vacanza. Un omaggio. Un'esposizione, senza citare Magritte o Bunuel, Kosuth (nelle definizioni prese dal vocabolario…in questo caso dell’asino), Kounellis o Beuys, e senza andare indietro nel tempo a ricordare Giordano Bruno o addirittura gli antichi popoli adoratori della natura e del mondo animale, nei cui confronti nutrivano un profondo rispetto, a differenza di chi li ha colonizzati e dell'uomo contemporaneo, civile e progressista.

Un'esposizione allo stato puro, nella sua più assoluta autenticità. L'esposizione di un "animale" così caro e al tempo stesso così "sconosciuto" nella realtà, ai bambini, ai ragazzi e ai giovani dell'ultima generazione, che vivono soprattutto in città e nelle metropoli. Famoso oramai, solo attraverso le fiabe, i libri di scuola elementare, alcuni documentari e qualche film.

L'Asino: animale caparbio, dignitoso e serio, lavoratore infaticabile, diventato così raro ai giorni nostri, tanto da essere considerato un "Bene culturale etno-antropologico" (testimonianza vivente di quel mondo contadino così bistrattato, dimenticato e oramai quasi definitivamente e irreversibilmente scomparso, nella nostra società dei consumi), merita una parte di rilievo da "prima donna", per una silenziosa rivendicazione, dopo secoli e secoli di sfruttamento, di bastonate e di insulti immeritati. Insulti e bastonate, per colpe commesse dagli altri, causate soprattutto dai loro stessi "padroni", e cioè dall'Uomo. Lo stesso Uomo che ha governato e governa, paesi, città, nazioni, il mondo.

L'Asino che sopravvive e resiste, nel mondo contadino dei Paesi sottosviluppati del terzo mondo, e in alcune realtà di una sacca contadina non ancora estinta, soprattutto al sud dell'Europa, a sud del mondo, nei Paesi dell'est europeo ex comunisti, nella Cuba di Castro, nella Cina comunista, etc. L'Asino che sopravvive al consumismo più sfrenato e perverso, in queste ultime resistenze umane e animali legate all'ecosistema, nei confronti di una globalizzazione dei poteri forti & delle multinazionali. L'Asino che resiste a tutte le guerre e alla guerra preventiva del "suo padrone".

L'Asino come animale e come simbolo di una lotta alla stupidità umana, all'insensibilità e all'ignoranza (l'ignoranza dell'uomo che "governa" e che decide le sorti del nostro pianeta, con la manovalanza dell'uomo massificato, senza far sì che egli stesso faccia parte del suo ecosistema, ma bensì di sfruttarlo fino al midollo e oltre...per poi bastonarlo, insultarlo, provocare squilibri, fino al rischio di sopprimerlo, lentamente da vivo, prima della morte definitiva (se non si mette riparo)...proprio come ha fatto con gli Asini...per secoli e secoli).
L'Asino, che in vecchiaia, invece che del meritato riposo...viene trattato come un " usa e getta",  fatto a pezzi e relegato fra gli "insaccati equini &  misti", nei loro marchi d.o.c. e d.o.p. (appunti per un'ipotesi di reperti, di questa fine-inizio millennio).

Per cui, oggi come oggi, sarebbe pertinente e giusto gridare ai quattro venti:  "QUESTO NON E' UN ASINO".
Angelo Riviello Moscato ( testo 1991-2003)






"Questo non è un asino", 1991-Dichiarazione di atto notorio


"Questo non è un asino", 1991-Dichiarazione di atto notorio-part.


"Questo non è un asino", 1991-Dichiarazione di atto notorio-part.


"Questo non è un asino", 1991 - Dichiarazione di atto notorio-part.
"Questo non è un asino" , 1991 - foto B/N


"Questo non è un asino" , 1991 - foto B/N n.1


"Questo non è un asino" , 1991 - foto B/N - n.3


"Questo non è un asino" , 1991 - foto B/N - n.4


"Questo non è un asino" , 1991 - foto B/N -n.2


"Questo non è un asino" , 1991 - foto B/N - n.5


"Questo non è un asino" , 1991 - foto B/N - n.6

Work in Progress - dalla serie - Opere Minime
"Eden Coca-lcool -  Prodotto Esclusivo American Spray", 1991
Questo lavoro fu realizzato appositamente per una mostra dal titolo: "Arte & Alcool". Come conseguenza di un'idea, accompagnata soprattutto da tanta ironia, ho utilizzato oggetti cercati e trovati (un pò alla maniera dada) e oggetti della mia sfera privata, come l'Attestato del Rischio della mia Assicurazione Auto "SubAlpina" (Unione Subalpina Assicurazioni), che in sigla diventa USA, ed è quì il collegamento con la Coca Cola e con un Deodorante dal nome "Eden" (Prodotto Esclusivo - AMERICAN SPRAY) , collegando il tutto alla famosa pompetta che usano i barbieri, dopo una rasatura, spruzzando il "dopo barba". Si tratta di un "divertissement",  per dirla alla francese, molto disimpegnato e falsamente disincantato.
"Eden Coca-lcool -  Prodotto Esclusivo American Spray", 1991
Collage e Assemblage oggettuale - Bacheca con vetro, 45x60x12 cm.
Proprietà privata Roma



Dalla serie "Ipotesi di reperti di fine millennio", 1992


Nel 1992, abitavo ancora nei prefabbricati dei terremotati, messi a disposizione dalla Protezione Civile quattro anni dopo il sisma, in località Avigliano 2°, a 370 metri sul livello del mare, in prossimità della 1^ Oasi di montagna del WWF, quando pensai, a otto anni prima dalla conclusione del 2°millennio, ad una serie di lavori dal titolo "Ipotesi di reperti di fine millennio", adottando la tecnica della macrofotografia, su etichette microscopiche, simboli e altro, della società dei consumi. L'intento era di renderli obsoleti, misteriosi e da decifrare, proiettando le immagini dalla fine del terzo millennio in poi, nell'impresa ardua di immedesimarmi in un improbabile archeologo del futuro. Niente di fantascientifico. Solo piccoli frammenti sparsi, di una realtà consumistica che ci sta seppellendo letteralmente, giorno dopo giorno, nell'emergenza, sotto una montagna di rifiuti dai mille materiali, futili e anche inutili. E' rimasta solo questa 1a ipotesi. Il lavoro in corso è fermo...al momento è interrotto.

"Ipotesi  di reperto di fine millennio", 1992 -  macrofotografia a colori su supporto extrarigido -
 dimensioni e quantità variabili.
"Stari Most", 1992 - collage oggettuale e scrittura su cartone rigido, 21x27 cm. - Proprietà privata - Monza

"La raccolta di Re Mida", 1995-96 - installazione - tecnica mista - trittico su legno e ferro


"La raccolta di Re Mida" (part.), 1995-96 - installazione - tecnica mista - trittico su legno e ferro



"Diana" - 1998 Collage e riproduzione fotografica digitale su supporto extrarigido, 80x125,5 cm. 




Work in Progress - dalla serie Opere Minime - "Chewing Gum - 'a gicomma americana",  dal 1997


Sto masticando gomma ogni giorno dalla fine dell'anno 1997. Una volta masticata, mi veniva spontaneo arrotolarla con le mani e buttarla nel cestino. Era diventato un gesto quotidiano abituale. Agli inizi del 1998, pensai di farne un uso artistico nel tempo. Per avere un incentivo, ho coinvolto nell'operazione iniziale le bambine di 1° e 2° letto (Cristina di 5 anni e Letizia di 11) di una mia cara amica fotografa (Michela) che abitava in Via Bordoni a Milano (una perpendicolare di Via Pirelli, dove sono stato ospite pagante per più di un anno, prima di trasferirmi in Via Gaetano De Castillia, nella mia casa studio al numero 20), iniziando così una piccola "scultura", lavorando prima con la bocca e con la lingua nel masticare la gomma, e poi, invece di buttarla, con le dita della mano la plasmavo spontaneamente a forma di sfera (era l'unica forma spontanea che veniva meglio) e poi la appoggiavo in un piccolo contenitore di plastica. Una volta raggiunto un diametro di 5 cm. la appoggiai a vista sul cilindro di cartone pressato che avvolge la carta igienica, usandolo come un piccolo piedistallo provvisorio alto 9,5 cm. e di diametro 4,5 cm. Ovviamente era un lavoro che potevo fare solo a casa. Attualmente la sfera ha raggiunto un diametro di circa 13 cm. E' un lavoro che continuo periodicamente, anche se mastico sempre gomma tutti i giorni. E' come collezionare qualcosa, che dopo l'uso primario, la riciclo.

La mia intenzione non era e non è di farne una scultura, ma un modo per "non pensare", un modo per passare il tempo, quando non hai niente da fare, come una volta facevano i vecchi contadini d'estate, all'ombra di un pergolato, o d'inverno vicino ad un camino, nel masticare il tabacco, a parte l'esigenza di mantenere l'alito possibilmente pulito, che per un fumatore è come un toccasana. Infatti non mastico tabacco e mastico gomma, forse anche perché è un modo per mantenersi giovani e "bambini". E' probabile. Infatti da ragazzini stavamo sempre a masticare gomma, e per noi bambini del salernitano, nati dopo la 2a guerra mondiale, si chiamava 'a gicomma americana. Forse era anche un modo per illudersi di mangiare qualcosa (infatti, spesso, nella distrazione, la ingoiavamo, con lo spavento poi, che si incollasse agli intestini), in un momento in cui l'Italia, nella miseria più nera cercava di risollevarsi da quell'immensa tragedia del dopo guerra e gli alimenti scarseggiavano e ogni aereo che passava da Largo Giulio Cesare Capaccio (nell'antico Quartiere di Zappino), in quegli anni 50, per noi bambini, era un aereo americano, amico, ricco, però che...buttava le bombe. Masticando gomma e "impasticciandoci" con la lingua, i denti e le labbra nelle grida, urlavamo a squarciagola "apparecchi 'a americana mena a bomba e se ne va" .

Forse tutto questo può rappresentare lo spunto di farne un film (che poi sarebbe un'altra cosa, con altri risultati, anche imprevedibili), o forse tutto questo è demenzialità?

Feci un lavoro di fotografia, nel 1977, con un aeroplanino di carta ripreso in sequenza, che alla fine cade e si va a materializzare...in una piccola bacheca fra due vetri (con telai) appoggiata per terra (piacque molto a Lucio Amelio, nel 1979, quando partecipai alla 1a e ultima - Rassegna sulla Nuova Creatività nel Mezzogiorno).

Non so, quando finirò di masticare gomma...forse quando smetterò di fumare...o forse quando sarò del tutto vecchio e rincitrullito e mi accorgerò (se ne sarò cosciente) che la sfera ha raggiunto dimensioni notevoli e tenterò di custodirla sistemandola dentro una scatola cubica trasparente di vetro antiproiettile, su un anello in ferro zincato, dal diametro proporzionato a quello della sfera, alto massimo 2 cm. con la data di inizio: "Chewing Gum - 'A Gicomma Americana" - Milano, dal 29 gennaio 1998... con i nomi di Cristina Salmoiraghi e di Letizia Uccellini (e di chi chissà quali altri ancora).

"Chewing gum - 'a gicomma americana"-work in progress dal 1996 al 2011, diametro iniziale cm. 1-
 diametro attuale cm. 20 circa

Work in Progress dal 1993-1996-97 Traslazione-Sostituzione, da Luogo a Luogo - "La Libertà"

Ho iniziato a fotografare con calma dal 1993 e poi ripreso nel 1996, alcune lapidi significative, che riportavano la parola "LIBERTA'", o che avevano a che fare con questo termine così ampiamente usato (e abusato), soprattutto in quelle ipocrite e retoriche declamazioni, che (per me) sono state sempre insopportabili, nei comizi di piazza e soprattutto in certi dibattiti televisivi, da ogni parte e da ogni cultura, e se si può ancora dire, da ogni ideologia e colore politico. Un termine dal significato profondo, che fin dagli antichi greci, non riesce a trovare pace: sempre e immancabilmente offeso e mortificato nei fatti. Un termine, addirittura usato, come portabandiera, anche dai regimi totalitari, comunisti, nazifascisti e puramente dittatoriali. La libertà nella rivoluzione francese, nella rivoluzione d'ottobre, nella rivoluzione cubana, nell'Unità d'Italia, la libertà nella guerra civile spagnola, la lotta per la liberazione della resistenza partigiana...la statua della libertà come simbolo per eccellenza degli Stati Uniti d'America, etc., etc., etc.

La libertàààààààààààààààààààààà..., urlava Cesare Zavattini. Ma cos'è la libertà? Ognuno si fa maestro di questa parola. La Libertà per me è solo un termine astratto e demagogico, che non trova corrispondenze nella vita reale. La libertà, non è mai esistita, non esiste e non esisterà mai. Non per pessimismo, ma per realismo.
La libertà potrebbe esistere solo in quelle persone che hanno una coscienza o una spiccata vocazione verso la socializzazione, la solidarietà e la partecipazione, anche se per me resta un concetto da maturare soprattutto interiormente (come la rivoluzione), dentro di noi, per poi esplicarlo nella realtà di tutti i giorni. La libertà non si può imporre. La libertà non si può subire. Il significato di libertà non è uguale per tutti. La libertà assume mille significati, nelle mille culture differenti di questo nostro piccolo mondo. La libertà non è mai uguale a se stessa. La libertà, per un musulmano è diversa dalla libertà di un cattolico o di un buddista, ed ancora più diversa è la libertà di un ateo, di un anarchico, e così via.

Nella mia città ho fotografato due lapidi, nella zona antica, che ricordano due episodi differenti, a distanza di 343 anni l'uno dall'altro: l'una riguardante Giordano Bruno (60x100 cm.)...che per il suo modo libero di pensare fu bruciato vivo sul rogo; l'altra invece, riguarda  la presenza di numerosi ebrei strappati alla persecuzione nazifascista (108x131 cm.), dall'ultimo questore di Fiume Giovanni Palatucci, che nel 1943, li inviò a Campagna allo zio vescovo di questa città, nello stesso convento (utilizzato come uno dei due campi profughi della città) dove compì il noviziato il filosofo di Nola.

A Milano ho fotografato una lapide che ricorda la presenza di Ho Chi Minh (60x70 cm.), ubicata all'ingresso di Via Marroncelli, sulla casa ad angolo a destra, venendo da Porta Garibaldi, a venti metri dall'ex sede di "Re Nudo" e dell'ex "Laboratorio" e un'altra ancora, in Via Pirelli, tra la Piazza Luigi Einaudi e l'incrocio di Via Gaetano De Castillia-Via Filippo Sassetti, che ricorda la resistenza partigiana del quartiere Isola di Milano.

Vorrei fotografarne altre in un itinerario nazionale dal sud al nord del paese. Quando ne avrò raccolto un centinaio, ne farò una selezione ed esporrò quelle che riterrò più significative. Al sud esporrò immagini riprese al nord. Al nord esporrò immagini riprese al sud. Un’installazione in una sorta di "traslazione-sostituzione", da luogo a luogo, appunto, da ubicare in esterni e in interni, con alcune varianti al progetto, di tipo contestuale e ambientale. Due voci recitanti però, una maschile e l’altra femminile (in un gioco di entrata e uscita, quasi accavallandosi), cercheranno di introdurci quasi didatticamente, di informarci e di convincerci sul significato di Libertà e di Democrazia preso dalla Costituzione della Repubblica Italiana e da un vocabolario aggiornato, della lingua italiana. 

"Giordano Bruno", 1993 - stampa fotografica su supporto extrarigido per esterni, 60x100x2 cm. (dimensioni reali)


"Gli Ebrei di Long Island City", 1993 - stampa fotografica su supporto extrarigido per esterni,108x131x2 cm. (dimensioni reali)


"Ho Chi Minh", 1996 - stampa fotografica su supporto extrarigido per esterni, 60x70x2 cm. (dimensioni reali)


"I Partigiani del Quartiere Isola di Milano", 1997 - stampa fotografica su supporto extrarigido per esterni 70x100 cm.